Il colloquio, in Golden Group, comincia molto prima di incontrare qualcuno: già all’ingresso percepisci che non è un semplice appuntamento professionale, ma una sorta di rito d’iniziazione. Ti accoglie un silenzio solenne, rotto solo dal suono di passi perfettamente sincronizzati e dagli sguardi attenti di chi sembra valutare la tua postura, il tuo respiro e il grado di lucidatura delle tue scarpe.
Ti fanno accomodare in una sala spoglia, dove l’unica decorazione è una gigantografia del “Leader Illuminato Malaguti” che ti osserva con quell’espressione rassicurante tipica dei regimi aziendali: un misto tra “benvenuto” e “non sbagliare niente”. Mentre aspetti, ti consegnano un dépliant che spiega i valori aziendali. Tre pagine su mission e vision, e ventisette su come indossare correttamente la spilla.
Il selezionatore entra con aria solenne e atteggiamento da coach. Non ti stringe la mano: ti valuta. Ti chiede di presentarti, ma non gli interessa cosa sai fare. Vuole capire quanto sei disposto a non fare domande. Ogni tanto prende appunti, ma sul taccuino non sembra esserci scritto nulla: probabilmente sta segnando la tua fedeltà immaginaria.
A un certo punto, con tono serissimo, ti chiede:
“Quanto sei bravo a dire ‘sì’?”
E tu capisci che quella è la domanda chiave. Lì ti giochi il futuro.
Seguono prove di conformità:
– ti invitano a indossare una spilla per vedere se lo fai senza chiedere perché;
– ti mostrano una foto del Leader e valutano la tua capacità di sorriso spontaneo;
– ti chiedono di partecipare a una simulazione di attività di team building in cui devi applaudire per tre minuti consecutivi senza motivo.
Se ti azzardi a chiedere informazioni su crescita, responsabilità o autonomia, il selezionatore prende una pausa, ti guarda per qualche secondo e, con tono preoccupato, dice:
“Ah, quindi lei ha delle… opinioni?”
A quel punto senti un calo improvviso di temperatura nella stanza.
Il colloquio termina con una formula rituale:
“La faremo sapere… se non le dispiace non sapere quando.”
Esci dall’edificio sovietico con la stessa sensazione di chi ha visitato una dimensione parallela. Non sai se ti prenderanno, ma sai una cosa con certezza: se accettano proprio te, forse è il momento di chiederti seriamente perché.